Bisceglie Sport – Il primo giornale sportivo della Città di Bisceglie
Notizie Flash
Sportilia, sabato al Paladolmen arriva l’Amatori Volley Bari
Dopo la solare affermazione esterna ai danni dell’Atletico Noicattaro,...
Bisceglie verso la sfida col Grottaglie. Prayer: “Non molliamo di un centimetro”
“Vogliamo mantenere un elevato standard psico-fisico fino all’ultimo per...
Sporting Club: torneo di 3^ categoria, vittorie finali per Mattia Leo e Claudia Cascella
Nutrita partecipazione con oltre 100 iscritti, livello tecnico elevato,...
A Bisceglie il Corso nazionale di Formazione per Maestri di Salvamento della Fin
La FIN Federazione Italiana Nuoto settore “Salvamento” ha indetto...
Futsal Bisceglie tutto cuore e polmoni, Mola kappaò nell’esordio dei playoff
Un autentico spot per il calcio a 5. E’...

a cura di Mauro Gangai *

 

Ginocchio: Lesione del legamento crociato anteriore

Perchè e quando trattare?

All’interno dell’articolazione del ginocchio vi sono due legamenti  interposti tra tibia e femore. Sono denominati legamenti crociati perché si  incrociano al centro dell’articolazione e sono distinti in legamento crociato  anteriore (LCA) e legamento crociato posteriore (LCP).

Tali legamenti hanno la  funzione di limitare rispettivamente il movimento di traslazione anteriore o  posteriore della tibia rispetto al femore e formano il cosiddetto “pivot  centrale” (centro di rotazione) del ginocchio, struttura fondamentale nel  garantire la stabilità dell’articolazione.

Il legamento crociato anteriore è una  struttura sottoposta ad estreme sollecitazioni meccaniche durante l’attività  sportiva e i traumi che ne determinano la rottura sono nella maggioranza dei  casi di natura sportiva.

La lesione totale nei giovani e negli sportivi pone in  genere una indicazione alla terapia chirurgica. Nel caso in cui non si proceda  alla ricostruzione, si consiglia al paziente l’astensione dalle attività  sportive a più alto impatto. Il rischio principale della prosecuzione  dell’attività sportiva o di attività lavorative/ricreative pesanti con una  lesione totale del legamemento crociato anteriore non riparata è quello di  riportare una serie di microtraumi distorsivi che producono lesioni a carico dei  menischi e delle strutture legamentose periferiche, producendo una artrosi  precoce del ginocchio.

La lesione del legamento crociato anteriore può  accompagnarsi a una lesione dei menischi, in particolare del menisco mediale.  Attualmente, si tende ad effettuare la ricostruzione del legamento prima che si  sviluppi una lesione degenerativa a carico delle strutture meniscali.

Nel caso  in cui la lesione del menisco sia insorta in contemporanea con la lesione del  legamento, durante l’intervento chirurgico di ricostruzione si compie anche il  gesto chirurgico di riparazione del menisco lesionato (quando possibile, la  lesione meniscale viene trattata per mezzo di una sutura; se a causa del tipo di  lesione ciò non sia possibile, viene effettuata una bonifica selettiva della  porzione di menisco danneggiata).

In genere, una lesione traumatica del  legamento crociato anteriore non necessita di una terapia chirurgica d’urgenza  (come una frattura), ma, al contrario, le attuali indicazioni consigliano di non  intervenire su una articolazione sede di un importante processo flogistico in  atto per evitare il rischio d’insorgenza di fenomeni fibroaderenziali imponenti  nel post-operatorio.

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi di lesione è prevalentemente di tipo clinico, basata su un  corretto esame obiettivo eseguito dallo specialista, che non può essere  sostituito in nessun caso dai soli esami strumentali.

L’anamnesi è estremamente  rilevante in quanto il paziente stesso espone la dinamica dell’incidente. La  rottura del legamento crociato anteriore si osserva spesso durante una  distorsione del ginocchio mentre il piede è bloccato al suolo e il ginocchio  effettua un movimento di torsione; nello stesso istante a livello del ginocchio  si può percepire un “crack”; successivamente il ginocchio tende a gonfiarsi (a  causa di versamento di liquido siero-ematico intrarticolare) e compare dolore di  intensità variabile (in quanto determinato dalla presenza più o meno cospicua di  versamento articolare). Dopo alcuni minuti tuttavia, se la lesione è isolata,  l’individuo può a volte rialzarsi e camminare.

L’esame obiettivo consiste in  varie manovre cliniche. La “manovra di Lachman” conferma il sospetto diagnostico  di lesione del legamento crociato anteriore. Altre manovre da utilizzare per  confermare la diagnosi sono il “segno del cassetto anteriore”, che non è  tuttavia sempre positivo nelle lesioni pure, ed il “Pivot-shift test”, che  risulta però difficile da obiettivare in acuto per il subentrare della  contrazione antalgica.

Quali sono gli esami strumentali più appropriati?

L’esame radiografico del ginocchio nelle due proiezioni standard  antero-posteriore (AP) e latero-laterale (LL) è indispensabile per escludere  eventuali lesioni ossee, in particolare per ricercare lesioni a carico delle  spine intercondiloidee (punto di inserzione del legamento crociato anteriore a  livello del piatto tibiale) evenienza relativamente frequente negli sportivi di  giovanissima età.

 Per la valutazione di lesioni legamentose, meniscali o cartilaginee,  il gold standard diagnostico è rappresentato dalla risonanza magnetica nucleare  e tale esame risulta praticamente indispensabile nella valutazione definitiva di  una lesione del legamento crociato anteriore.

Tecniche di ricostruzione, quali opzioni?

Le varie tecniche attualmente utilizzabili per la ricostruzione del  legamento crociato anteriore vengono eseguite in artroscopia. Nella maggior  parte dei casi si procede ad un prelievo tendineo “autologo” (cioè dal paziente  stesso). I tendini più frequentemente utilizzati sono la porzione centrale del  tendine rotuleo e i tendini semitendinoso e gracile.  Possono essere  utilizzati per la ricostruzione anche prelievi tendinei “omologhi” (da  donatore), specialmente in caso di interventi di revisione o di instabilità  legamentosa multipla.

Il trapianto prescelto viene posizionato per via  endoscopica all’interno della cavità articolare del ginocchio e quindi fissato  al femore e alla tibia con cambre metalliche o viti ad interferenza (in base  alla tecnica utilizzata). Le viti ad interferenza utilizzabili per la fissazione  all’osso femorale e tibiale del neolegamento possono essere riassorbibili o  metalliche.

Come si svolge la riabilitazione?

La riabilitazione del ginocchio operato di ricostruzione del legamento  crociato anteriore è fondamentale per il raggiungimento di un buon risultato dal  punto di vista clinico e funzionale. Viene pertanto condotta seguendo protocolli  molto precisi e definiti, che variano in funzione della tecnica chirurgica  utilizzata, del tipo di trapianto e della sua fissazione. Lo scopo essenziale è  comunque quello di iniziare la riabilitazione nell’immediato post-operatorio.

Il  paziente può flettere ed estendere il ginocchio immediatamente dopo  l’intervento. Nei primi 15 giorni si possono facilmente raggiungere i 120° di  flessione senza alcun pericolo per il neolegamento. L’estensione totale deve  essere cercata e recuperata da subito. In generale, si ottiene un completa  flessione fino ai circa 140° normali a tre mesi dall’intervento. Per quanto  riguarda il potenziamento muscolare, bisogna impedire che i muscoli si  disabituino alla mobilità, perdendo in efficacia nella loro capacità di  rispondere agli stimoli nervosi. A tale scopo è possibile utilizzare la  elettrostimolazione in associazione con una serie di opportuni esercizi  muscolari.

Naturalmente, accanto ad un adatto programma di potenziamento  muscolare, è molto importante lo stretching. Una procedura fondamentale  nell’ambito delle tecniche riabilitative è la riabilitazione “propriocettiva”.  Alcune scuole consigliano l’utilizzo di un tutore nell’immediato  post-operatorio, soprattutto per proteggere il trapianto impedendo la  iperestensione al progressivo recupero del paziente dall’anestesia, ed esso può  essere rimosso pochi giorni dopo l’intervento.

Riguardo alle ginocchiere, la  loro importanza è soprattutto di ordine psicologico, al fine di rassicurare il  malato, mentre non sembrano indispensabili alla effettiva protezione del  neolegamento. In definitiva, le ginocchiere sembrano capaci di potenziare la  sensibilità propriocettiva, senza impedire la traslazione anteriore della tibia  rispetto al femore. Si consiglia la ripresa del carico deambulatorio completo  dopo 30 giorni dall’intervento, consentendo fino a tale termine la deambulazione  con ausilio di due stampelle con carico parziale. A 2 mesi inizio della corsa,  nuoto, bicicletta. A 5-6 mesi inizio di allenamenti più intensi per la ripresa  agonistica dello sport praticato.

Il tempo medio di degenza in ospedale è tra i 3 e i 5 giorni. Un lavoro  sedentario può essere ripreso dopo 7-10 giorni, un’attività lavorativa pesante  necessita dai 2 ai 3 mesi. I punti di sutura sono rimossi 12-14 giorni dopo  l’intervento.  E’ necessario non bagnare la cicatrice per 15-20 giorni.  Durante questo periodo è sconsigliato andare in piscina o fare il bagno. In  generale si riprende la guida dopo 30-45 giorni dall’intervento.

 

* Terapista dello Sport

Libero professionista

Consulente esterno Figc – Aia (Associazione Italiana Arbitri)

 

Rispondi